la Corte dei Conti sul Documento di economia e finanza 2018

La Corte dei Conti ha reso noto il testo dell’Audizione presso le commissioni riunite di Camera e Senato riguardo il DEF (link in fondo alla pagina).

Di seguito il testo integrale delle conclusioni:

“Il percorso programmatico delineato nella Nota si discosta in misura significativa dal sentiero di graduale rientro del disavanzo allora tracciato. Esso punta, invece, sugli effetti di stimolo alla crescita che nel nuovo quadro deriverebbero da un significativo aumento della spesa pubblica, volta non solo a imprimere una accelerazione agli interventi infrastrutturali, ma anche ad accrescere le risorse trasferite alle famiglie e a rivedere i meccanismi che regolano i tempi di accesso alla pensione.

Interventi a favore dei trattamenti previdenziali e delle politiche di assistenza che puntino al contrasto della povertà devono essere adottati senza mettere a rischio la sostenibilità finanziaria del sistema.
Da ciò deriva l’esigenza che questo avvenga sempre salvaguardando gli equilibri giàconseguiti in singoli comparti e gestendo l’accesso alle prestazioni assistenziali in una logica di unitarietà, con un’attenta analisi e verifica della correlazione tra i servizi resi e le condizioni economiche e sociali complessive delle famiglie che li richiedono.

Anche sul fronte delle entrate, si ribadisce la necessità di una più strutturale rivisitazione del sistema impositivo per renderlo coerente con maggiore equità e con un più favorevole ambiente per la crescita. Il ripetersi di modalità di prelievo (sanatorie fiscali o mitigazionidel prelievo su limitate tipologie di soggetti) che, pur dettate dall’intento di riequilibrare e, ove possibile, alleggerire l’onere fiscale, può incidere sulla stessa percezione di equità fiscale o introdurre nuove distorsioni nelle scelte adottate nel mondo del lavoro.

Resta poi imprescindibile la necessità di ridurre, ed in prospettiva di rimuovere, l’inevitabile pressione che un elevato debito pubblico pone sui tassi di interesse e sulla complessiva stabilità finanziaria del Paese – dunque, in definitiva, sulle potenzialità di crescita. Su questo fronte un indebolimento delle riforme che hanno contribuito ad una maggiore sostenibilità del nostro sistema non può non destare preoccupazione.

In conclusione, il tratto distintivo della Nota 2018 è l’abbandono della precedente impostazione, che tendeva a conciliare l’esigenza di un recupero di tassi di crescita economica più elevati con il mantenimento di condizioni di sicurezza nella gestione della finanza pubblica. Una scelta, quella assunta oggi, che si fonda, invece, sulla convinzioneche l’accelerazione dei processi di riforma alla base del programma di Governo, possatradursi in un vigoroso impulso alla crescita.

Con la legge costituzionale n. 1 del 2012 e, in attuazione di essa, con la “legge rinforzata”(legge n. 243/2012) il nostro Paese ha scelto di recepire a livello costituzionale le indicazioni della disciplina europea del Fiscal Compact, individuando l’obiettivo dimedio termine nell’“equilibrio” di bilancio delle Amministrazioni pubbliche, misurato in termini di “saldo strutturale”. Va, peraltro, ricordato, come già avvenuto in precedenti occasioni, che scostamenti temporanei dal percorso verso tale equilibrio possono essere ammessi solo in caso di “eventi eccezionali” che la legge “rinforzata” individua nelle tre fattispecie delle gravi recessioni economiche, delle crisi finanziarie e delle gravi calamitànaturali. L’eventuale scostamento relativo al saldo di bilancio di uno specifico anno deve,poi, essere autorizzato dalle Camere a maggioranza assoluta con piano di rientrodecorrente fin dall’esercizio successivo.

Il riferimento all’intero perimetro delle Amministrazioni pubbliche fa sì che la verifica sul rispetto del principio dell’equilibrio dei conti può essere effettuata, in sede preventiva, solo con riguardo ai documenti programmatici, come il DEF e la Nota di aggiornamento,che espongono per l’appunto i quadri di finanza pubblica relativi al Conto consolidatodelle Amministrazioni pubbliche e ai conti dei principali sottosettori che lo compongono (Amministrazioni centrali, Amministrazioni locali ed Enti di previdenza). A consuntivo,invece, tali conti, elaborati dall’ISTAT, sono presentati dal Governo all’Unione europea.La Nota 2018, mentre assume, dopo la forte accelerazione decisa per il 2019, un profilodi graduale riduzione dell’indebitamento nominale, presenta un quadro programmatico che, con riguardo al “saldo strutturale”, collocherebbe l’Italia in una posizione non coerente con l’Obiettivo di Medio Termine concordato in sede europea. La deviazione è particolarmente ampia per il 2019: ad un miglioramento richiesto dello 0,6 per cento del Pil si contrappone un peggioramento previsto dello 0,8 per cento (con una differenza, dunque, di 1,4 punti). Né il recupero del sentiero di convergenza è programmato per i due anni successivi, quando invece il saldo strutturale si confermerebbe sul livello del 2019.Va considerato, poi, che la stima che la stessa Nota propone della “componente ciclica”del saldo di bilancio appare più elevata rispetto ad altre valutazioni effettuate per lo stesso aggregato; ne emerge uno scenario programmatico dai margini molto ristretti, come rilevato dallo stesso quadro previsionale contenuto nella Nota.

Infine, la Corte sottolinea ancora una volta l’importanza che la manovra dia il segnale chesi intende procedere con decisione verso più solide condizioni di crescita, migliorando la qualità della spesa, portando a compimento le riforme avviate e affrontando le ragioni della bassa crescita del Pil potenziale in Italia. Una valutazione più completa potrà essere espressa quando saranno noti i contenuti effettivi degli interventi proposti.

Tuttavia, sulla realizzabilità degli effetti positivi associati al quadro previsionale pesa, la circostanza che una quota assai significativa degli incrementi di spesa assume la forma di trasferimenti alle famiglie, componente che presenta bassi valori dei moltiplicatori.
E’ essenziale che fin da ora sia chiara la irrinunciabilità di interventi di razionalizzazione della spesa pubblica per liberare risorse in grado di riqualificarla: sostenendo progetti diinvestimento, puntando al miglioramento dell’efficienza della Pubblica amministrazione, realizzando sistemi e livelli di istruzione e formazione all’altezza dei nostri partner, nonché sostenendo con politiche attive del lavoro la ricerca di occupazione dei giovani ma contando su strutture adeguate da costruire e da cui non si può prescindere. Un’esigenza resa più forte anche dalla circostanza che già in fase di programmazione, i margini per garantire un percorso di seppur lenta riduzione del debito risultano molto contenuti, ponendo il Paese su un crinale particolarmente stretto. A fronte delle inevitabili incertezze connaturate a qualsivoglia quadro previsivo, va posta particolare attenzione ai contenuti margini di sicurezza rispetto ad uno scenario di possibile risalita del rapporto debito/Pil. E questo rappresenta un rischio, al di là del mancato rispetto della regola del Fiscal Compact.”

link al testo dell’audizione

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