il Sindaco può ordinare a RFI e ANAS la bonifica delle aree di loro proprietà

(sf) Con un’ordinanza sindacale viene intimato alla RETE FERROVIARIA ITALIANA S.p.A (RFI), all’ ANAS S.p.A e all’Ente Acquedotti Siciliani (E.A.S.) di “provvedere, sulle aree di rispettiva proprietà divenute un deposito incontrollato di rifiuti pericolosi e non, entro le 48 ore, alla messa in sicurezza d’urgenza delle stesse ed, entro il termine di giorni 30 dalla notifica, al loro ripristino ambientale”.

La questione diviene oggetto di ricorso al TAR, in quanto gli enti contestano la mancata partecipazione al procedimento nonché l’omesso accertamento della colpa del proprietario dell’area, trattandosi di area esterna al centro abitato, la cui rimozione dei rifiuti competerebbe alla Provincia ai sensi dell’art. 160 L.R. 25/93.

Il Tribunale, sostiene il provvedimento sindacale affermando che “Ai sensi del comma 3 dell’art. 192 del D. Lgs. n. 152/2006 si prevede che, nelle ipotesi di “deposito incontrollato di rifiuti sul suolo”, oltre all’autore dell’abbandono dei rifiuti “ è tenuto a procedere alla rimozione, all’avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull’area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo.”

Alla luce del chiaro dettato normativo si deve osservare che sicuramente l’obbligo di rimozione dei rifiuti e di ripristino dello stato di pulizia igienica dei luoghi è imposto non solo, quindi, all’autore materiale del “deposito dei rifiuti”, ma anche al proprietario dell’area in cui è effettuato il deposito ed ai titolari di diritti reali o personali sulla stessa o, comunque, a coloro che siano in una situazione di detenzione, anche di fatto, con l’area medesima; e che per questi ultimi l’obbligo in parola sussiste solo in caso di corresponsabilità ascrivibile quantomeno a titolo di colpa

I giudici rilevano, inoltre che l’assenza di vigilanza o di accorgimenti atti a scongiurare il reiterarsi di possibili analoghi illeciti versamenti di materiali di risulta da parte di terzi nell’area di propria pertinenza integra una condotta colposa da parte del proprietario dell’area. Al riguardo va richiamata la condivisibile giurisprudenza secondo cui il requisito della colpa postulato dall’art. 192 comma 3 del D.Lgs. n. 152/2006 ben può consistere nell’omissione degli accorgimenti e delle cautele, anche di ordine civilistico, che l’ordinaria diligenza, accortezza ed attenzione suggeriscono per assicurare un’efficace protezione ambientale dell’area (Cfr. Cons. di Sato – Sez. IV 13/1/2010 n. 84; Cass. Sez. Un. 25/2/2009 n. 4472; TAR Trentino Alto Adige – Sez. I – 2/11/2011) soprattutto nei casi, come quelli in specie, tali omissioni siano colpevolmente mantenute anche a fronte di precedenti sversamenti abusivi di rifiuti e della successiva bonifica nell’area privata.

testo della sentenza

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