Danno erariale per demansionamento e mobbing

Unknown(Daniela Lo Piccolo) Con un  esposto pervenuto alla Procura,  un dipendente comunale, che all’epoca dei fatti rivestiva la carica di Agente di Polizia Municipale cat. C1, ha lamentato  un illegittimo demansionamento, poiché gli era stata attribuita  la qualifica di “messo di notificazione”, in conseguenza del fatto che il dipendente incaricato delle mansioni di messo notificatore stava effettuando un periodo di ferie e che l’unico altro addetto a tale servizio era stato trasferito presso altro ente.

Innanzi al  Tribunale ordinario – Sezione Lavoro –  il Comune veniva condannato  al pagamento, in favore del dipendente, della somma complessiva di € 28.062,00 a titolo di risarcimento del danno da demansionamento e mobbing, oltre alle spese di lite e alle spese di CTU.

Tale orientamento è stato confermato anche dai giudici contabili: il dirigente che, nell’ambito della gestione del personale a lui demandata, pone in essere atti che integrano il fenomeno del demansionamento e del mobbing, risponde delle somme erogate dall’ente a seguito dell’accoglimento dell’istanza risarcitoria avanzata dal “demansionato”.

Questo il  principio sancito dalla Corte dei Conti, sezione giurisdizionale della Toscana, con la sentenza n. 183, depositata il 18 luglio 2016.

Nel caso di specie il Sindaco, preso atto della situazione di organico del settore notifiche, aveva individuato, su proposta del Dirigente, quattro unità del Corpo di Polizia municipale da destinare, a rotazione, alla sostituzione di un messo notificatore di ruolo trasferito ad altro Ente.

Il Comandante della Polizia Municipale aveva dunque assegnato al servizio di notificazione, con effetto immediato, un unico dipendente, non ponendo in essere la rotazione possibile con gli altri Agenti di Polizia Municipale parimenti individuati per la supplenza.

Tale condotta, unitamente ad un insieme di comportamenti quali l’esclusione dal lavoro straordinario in occasione delle elezioni amministrative, la mancata consegna della scheda di valutazione, il rifiuto delle ferie, era stata ritenuta illegittima dal Giudice del Lavoro.

La gestione amministrativa del dipendente, dequalificante e vessatoria, posta in essere dal comandante, aveva comportato la condanna dell’ente al risarcimento del danno da demansionamento e mobbing.

La Corte dei conti ha chiamato a rispondere di tale danno direttamente il Comandante.

testo della sentenza

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