Corteconti. Danno erariale per “disarmante genericità” dell’incarico

images-3(Daniela Lo Piccolo ) La Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana – con sentenza n.291 del 2016 depositata il 7 aprile 2016 (link in basso) , ha condannato un dirigente regionale generale del Dipartimento Comunicazioni e Trasporti  al pagamento della somma di € 64.800,00, oltre rivalutazione monetaria e interessi, a titolo di danno erariale patito dalla Regione Siciliana, nonché alle spese di giudizio da liquidarsi favore dello Stato, per avere stipulato contratti di consulenza con la motivazione che il Dipartimento avesse necessità “di dover usufruire della consulenza di un giurista di comprovata esperienza e di chiara fama”.

Si premette che, la Regione aveva aderito ai progetti Italbank e Italmed che prevedevano lo studio di nuove soluzioni per il trasporto delle merci dalla Sicilia agli altri paesi del Mediterraneo.  In tale ambito, venivano affidati i due incarichi,  giustificati con la necessità “di dover usufruire della consulenza di un giurista di comprovata esperienza e di chiara fama” e per studiare “le problematiche di natura tributaria e previdenziale connesse con le materie oggetto dell’attività del Committente”. Il  Responsabile Unico del Procedimento della Ragioneria Centrale Infrastrutture non aveva ritenuto ammissibili al finanziamento le spese per gli incarichi di consulenza in questione,  sia perchè correttamente ritenuti di contenuto del tutto generico ed evanescente  – come ribadisce poi l’organo requirente -,  sia perché l’analisi delle relazioni prodotte dai consulenti avevano evidenziato “l’incongruenza e la mancanza di ricadute del lavoro svolto rispetto alle finalità e alle attività specifiche previste dal progetto integrato

Il Collegio, dalla lettura dei contratti stipulati, evidenzia una disarmante genericità contenutistica degli incarichi attribuiti in relazione alle finalità specifiche dei progetti. La giurisprudenza contabile, da tempo, ha chiarito che l’incarico di collaborazione conferito a soggetti esterni non può essere generico o indeterminato, ma deve predeterminare specificamente i contenuti e i parametri utili per l’esecuzione della prestazione anche al fine di verificarne ex post  l’utilità in relazione agli obiettivi di carattere generale da perseguire con l’utilizzo di risorse pubbliche. Si tratta di un  elementare principio, codificato dal legislatore anche nel comma 6 dell’art. 110 del decreto legislativo n. 267/2000 e nel comma 6 dell’art. 7 del decreto legislativo n. 165/2001.

Il convenuto  –  si legge nella sentenza –  nel ricorrere a contratti di consulenza di contenuto del tutto generico (consulenza giuridica, tributaria e previdenziale), senza alcuna specifica inerenza con le puntuali finalità dei progetti, ha agito con estrema superficialità e non curanza degli interessi pubblici, generando una spesa che non è stata ritenuta ammissibile al finanziamento, costituendo così illecito erariale.

Link alla sentenza

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