Configura danno erariale un incarico esterno senza una “seria” ricognizione sulle professionalità interne all’ente

imagesLa Corte dei Conti della Basilicata con la sentenza 36/2015 (link in fondo alla pagina) esprime una decisione che, probabilmente, desterà preoccupazione in diverse amministrazioni. In particolare i magistrati contabili, resistendo ai tentativi dei difensori di evitare il giudizio, anche ricorrendo alla Corte di Cassazione, censurano la decisione, assunta dagli organi di indirizzo politico di fare ricorso alla prestazione di un “esperto esterno”, pur in presenza di professionalità all’interno dell’ente, così violando l’articolo 7 c. 6 del d.lgs n. 165/2001 e l’ art. 1 comma 11 della legge 30/12/2004 (c.d. legge finanziaria 2005), per il quale: “L’affidamento di incarichi di studio o di ricerca, ovvero di consulenze a soggetti estranei all’amministrazione in materie e per oggetti rientranti nelle competenze della struttura burocratica dell’ente, deve essere adeguatamente motivato ed è possibile soltanto nei casi previsti dalla legge ovvero nell’ipotesi di eventi straordinari…… L’affidamento di incarichi in assenza dei presupposti di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale”.

A nulla vale, per i magistrati contabili, la dimostrazione della avvenuta ricognizione sulla disponibilità di  effettuare l’attività oggetto della consulenza. Nella sentenza è riportato, infatti che “tempi e modi che caratterizzano la richiesta formulata dal D.G. ai Dirigenti, non integrano certamente un serio accertamento dell’impossibilità di provvedere con personale interno”.

Ma ciò che maggiormente rileva, a giudizio della Corte è che “la mera inerzia dei Dirigenti seguita all’invito a formulare proposte, non può essere intesa come accertata impossibilità di provvedere con risorse interne, anche perché lo svolgimento di un importante compito istituzionale (l’organizzazione degli uffici demandata alla struttura burocratica dalle norme innanzi richiamate) non poteva essere lasciata all’adesione “volontaria” dei Dirigenti, ai quali era stato anche fissato un tempo palesemente breve.”

E aggiunge: “il dovere del Dirigente generale, in presenza della necessità di adottare nuovi moduli organizzativi […]  non era quello di rivolgere un mero invito a formulare proposte, ma, non difettando certo il personale qualificato, sarebbe stato quello di coordinare, dirigere, indirizzare un gruppo di lavoro, che sulla base degli studi di organizzazione amministrativa e anche delle esperienze degli altri consigli regionali, ben avrebbe potuto elaborare un nuovo modello organizzativo.”

Pertanto, a giudizio della Corte, l’avvenuto conferimento dell’incarico costituirebbe una “inescusabile diligenza” da cui deriva un danno per l’erario il cui risarcimento viene richiesto, sia alla componente politica che ha adottato l’atto, sia al dirigente che lo ha predisposto.

testo della sentenza, evidenziato nelle parti di maggiore rilievo

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